Fiat 1300/1500 fuoriserie – parte seconda

Eccoci di nuovo qui a parlare di quello che più ci piace e ci entusiasma. Sono sicuro che molti di voi, forse nessuno, stesse aspettando con ansia la seconda puntata del mio viaggio tra le fuoriserie Fiat degli anni 60/70.
Dopo aver parlato della 1300S “By Vignale”, oggi passiamo all’altrettanto celebre e ancora contemporaneo Pininfarina addentrandoci tra le porte della 1500S Osca da lui disegnata.

Una menzione merita, ed è dovuta, al marchio Osca. Là nella terra dei motori dove i cavalli(hp) scalpitavano, a San Lazzaro di Savena, i fratelli Maserati avevano fondato a fine degli anni ’40, per esattezza nel 1947, una piccola officina, la Osca appunto (Officine specializzate costruzioni automobili). Erano proprio loro, Ettore, Ernesto e Bindo, quelli delle Maserati da corsa, che poco prima della seconda guerra mondiale avevano ceduto la loro prestigiosa azienda al re della siderurgia, Adolfo Orsi. Negli anni '50 avevano ricominciato a costruire piccole macchine da corsa che nelle mani di piloti come Villoresi, Bonetto, Scarfiotti e soprattutto Giulio Cabianca, avevano strabiliato tutte le piste d’Europa e d’America, lasciandosi spesso alle spalle mitiche marche come Ferrari e Porsche. A fine anni ’50 avevano da poco realizzato un ottimo quattro cilindri di 1500 cm3, con distribuzione bialbero e due carburatori Weber doppio corpo; 80 CV contro i 65 della Giulietta; 175 km/h contro i 165 dell’Alfa. La Fiat se ne accorse, acquisì i diritti di fabbricazione e lo montò sul corpo vettura della 1200 Cabriolet, che si chiamò 1500 Cabriolet e poi S. Minime le modifiche estetiche: la calandra a maglie più larghe e l’ampliamento della presa d’aria su cofano. Nel 1962 il motore subì un leggero aumento di cilindrata, da 1.491 a 1.568cm3, con conseguente guadagno di una decina di CV. Nacque la 1600S sulla quale cambiò la presa d’aria sul cofano: diventò un po’ più alta e limitata al lato sinistro, quello dei carburatori.

Fra il 1961 e il ’62 Fiat vendette 1.065 telai della 1500S a terzi. Questo dimostra che comunque sia, in generale, è stata una serie piuttosto limitata. Tra queste vetture, la curiosità è che un numero davvero ristretto venne assemblato per intero all’interno dell’officina dei Fratelli Maserati, uscendo dai cancelli con lo stemma Osca. Questo è il caso dell’auto che ho potuto ammirare da vicino. Parlando della qualità, quando si sale a bordo questa è evidente e si percepisce immediatamente: sedili in pelle, grande contagiri sul cruscotto, plancia rivestita in legno, volante in legno Nardi, cromature sui pannelli porta. Dettaglio per le signore: lato passeggero c’è la possibilità di alzare una barra fissata sul fondo in modo da rendere più confortevole l’appoggio delle scarpe con il tacco. La posizione di guida è fantastica: si è incassati nell’auto, il volante è alla giusta distanza e la pedaliera, incernierata in basso, permette di tenere le gambe semi-flesse anche per una persona alta come me.

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